Francesco Tolloi -Tropi dell’introito della Ia domenica d’avvento. -

Sino alla riforma liturgica tridentina, che senza dubbio portò a un ridimensionamento volto a una normalizzazione, notevolmente ampie erano state, nel fluire dei secoli, le fioriture dei testi liturgici in uso nella Chiesa, tra queste un posto di indubbio rilievo è assegnabile ai “tropi” che, assieme alle sequenze, ridotte con il messale di san Pio V a quattro (poi ampliate nel XVIII secolo a cinque), costituivano il tratto caratteristico della produzione liturgica che principiò dai secoli IX e X per raggiungere il suo apice nell’XI e declinare progressivamente1 ma che riscontriamo sino ai primi testimoni a stampa dell’età moderna di epoca pre-tridentina. Il tropo, dalla parola greca τρόπος (cambio), è un’interpolazione o un’aggiunta posta nell’ambito di un testo liturgico e fu un fenomeno di “fioritura” che interessò sia le parti dell’ ordinarium missæ2 che del proprium3 per giungere ai responsori dell’ufficio e  persino alle pericopi scritturali talvolta col ricorso all’utilizzo della lingua vernacola. Essi, generalmente composti in ritmo poetico e melodicamente omogeneo allo stile del canto liturgico interpolato, rappresentano dei tentativi sia di fornire una didascalia al testo che viene “farcito” sia un tentativo di solennizzazione e ci testimoniano sicuramente uno slancio e una tensione tipici dell’epoca in cui essi proliferarono. I tropi qui presentati, in una nostra trascrizione, “Gregórius præsul” e  “Sanctíssimus” introducono il canto dell’introito “Ad te levávi” della prima domenica d’avvento che apre l’anno liturgico romano e esaltano l’opera di sistematizzazione attribuita a papa san Gregorio Magno. Essi si porrebbero anche fisicamente all’apertura del Graduale, il libro che raccoglie i propri delle messe ordinati, appunto da san Gregorio Magno,  per il corso dell’anno liturgico. In questo caso sono componimenti che che non si situano tra le parole del testo ufficiale ma si presentano come un ideale preludio e, crediamo, possano essere utilizzati al momento in cui il sacerdote, dopo aver effettuato l’aspersione domenicale, riveste i paramenti per iniziare la messa.

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  1. cfr. G. CATTIN, La monodia nel Medioevo, Torino, E. D. T. Edizioni di Torino, 1991, p. 135. []
  2. Celebri in tal senso i tropi del Kyrie che finirono per conferire i nomi alle diverse messe del Kyriale, comprese quelle ad libitum.  Ad esempio la messa XVII, usata nelle domeniche d’avvento e quaresima: Kýrie, salve sempérque præsénti turmæ eléison. Ci pare qui opportuno segnalare una recentissima opera che li raccoglie: A. STINGL jun., Tropen zum Kyrie im Graduale Romanum, Regensburg, EOS Verlag Sankt Ottilien, 2011. []
  3. Per i tropi dell’Introito, ad esempio, si veda: F. HABERL, 86 Tropi antiphonarum ad introitum usui liturgico accommodati, Roma, Pontificio Istituto di Musica Sacra, 1980, p. 17 dal quale trascriviamo il primo brano qui presentato. Il secondo invece è posto in alcune immagini dei libri liturgici dell’editore Deslée assieme a san Gregorio assiso con sulla spalla la colomba che gli detta le melodie e il suo biografo accanto (ad esempio Cantus Monastici Formula, Tornaci Nerviorum, Typis S. Joannis Evangelistæ, Desclée et soc., 1889, p. 1.) o anche della Poliglotta vaticana (es. B. REISER, Laudes Festivæ, Typis Polyglottis Vaticanis, 1932, p. IX.). []

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