L'organo monumentale di S.Salvador

Nella chiesa di S. Salvador, autentico capolavoro dell’architettura del primo Rinascimento lagunare, si conservano alcune tra le opere più insigni dell’arte veneziana: tra di esse si può includere a buon titolo il monumentale complesso della cantoria e della cassa d’organo cinquecentesche.

  La cantoria è attribuibile all’architetto bergamasco Guglielmo de’ Grigi e fu commissionata verso il 1530 dal nobile veneziano Girolamo Priuli come monumento celebrativo della propria famiglia. La struttura in pietra d’Istria ingloba l’ingresso laterale della chiesa ed è concepita come rielaborazione architettonica dell’arco onorario antico: è impreziosita da pannellature in marmi policromi e da eleganti finiture scultoree, come le grandi mensole che sostengono la balconata, i quattro capitelli compositi e i due tondi in bassorilievo con teste all’antica, raffiguranti il committente e suo padre Lorenzo. Nelle due nicchie degli intecolumni si trovano infine le statuette marmoree di San Girolamo e San Lorenzo, attribuite a Danese Cattaneo e Jacopo Fantoni detto Colonna, allievi di Jacopo Sansovino.

   La cassa d’organo, coeva alla cantoria, si conserva integra soltanto nella massiccia trabeazione sommitale, ornata con intagli dorati di autore anonimo, tra i quali spicca per qualità esecutiva il tondo con Cristo benedicente disposto al centro del fregio. Vero capolavoro di Francesco Vecellio (fratello di Tiziano) sono poi le grandi portelle di chiusura del prospetto, che raffigurano Sant’Agostino che consegna la regola ai canonici e San Teodoro che uccide il drago (a strumento chiuso), la Trasfigurazione e la Risurrezione di Cristo (sui lati opposti).

L’organo Ahrend

   Privata per molti decenni di un strumento funzionante, la cassa cinquecentesca di San Salvador accoglie dal 2009 un nuovo organo realizzato dai costruttori tedeschi Jürgen e Hendrik Ahrend e ispirato allo stile rinascimentale veneziano. L’essenziale disposizione fonica comprende un Ripieno a sette file separate (Tenori 10’, Ottava, Quintadecima, Decimanona, Vigesimaseconda, Vigesimasesta e Vigesimanona) e un Flauto in ottava. L’unico manuale, di sessanta note, copre l’ambito Fa-1-Do5 (senza Fa#-1 e Sol#-1) ed è dotato di tasti spezzati per le note Sol#1/La♭1, Re#2/Mi♭2, Sol#2/La♭2, Re#3/Mi♭3, Sol#3/La♭3, Re#4/Mi♭4. La pedaliera, a leggio, è priva di registri propri ed è costantemente unita ai primi venti tasti del manuale (Fa-1-Re2). Unico accessorio è il Fiffaro (tremolo nel canale).

   Lo strumento, con somiere a vento in noce francese, è alimentato da due mantici a cuneo ad azione manuale e con elettroventilatore; la pressione dell’aria è di 49 mm in colonna d’acqua. L’accordatura è a temperamento mesotonico, mentre il corista – secondo la consuetudine del primo rinascimento veneziano – è un tono sopra l’attuale (La3 = 493 Hz/18°C).

 Bibliografia essenziale:

M. Bisson, Meravigliose macchine di giubilo. L’architettura e l’arte degli organi a Venezia nel Rinascimento, Venezia-Verona 2012, pp. 108-119.

S. Dalla Libera, L’arte degli organi a Venezia, Venezia 1962, pp. 72-74.

G. Fiocco, Profilo di Francesco Vecellio, in “Arte veneta”, VII, 1953, pp. 39-48.

G. Fiocco, Profilo di Francesco Vecellio. II, in “Arte veneta”, IX, 1955, pp. 71-79.

M. Morresi, Jacopo Sansovino, Milano 2000, pp. 90-92.

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