I. Schuster, La Seconda Domenica d'Avvento.da: Card. A. I. SCHUSTER, OSB, Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul messale romano, II, Torino-Roma, Marietti, 1930, pp. 114-116.

Dopo Beth-lem ed il presepio, viene il Golgota con la Croce, che già sfolgoreggia di lontano sulla pacifica campagna d’Efrata, ove fa la sua prima apparizione il Verbo incarnato. La stazione perciò è nella basilica Sessoriana, – una riproduzione romana del martyrium gerosolimitano – ove si custodiva la santa Croce che l’imperatrice Elena aveva donato alla Chiesa di Roma. È neccessario infatti, a precludere la via ad illusioni sentimentali, di rilevare nettamente e per tempo il carattere di questa prima venuta messianica, nell’umiliazione, nella povertà: il Cristo viene ad offrirsi vittima d’espiazione pei peccati del mondo; affine di non cadere nel peccato degli Ebrei, quali nel loro orgoglioso sensualismo rifiutaronsi d’accettare Gesù per Messia, solo perché non corrispondeva al concetto megalomane che se n’eran fatto. Quante anime ancor oggi trovano intoppo nella Croce! Quante, che pur dicono di cercar Gesù, incontrandolo incoronato di spine e colla croce in ispalla sulla via del Calvario, non s’accorgono ch’è lui, e passano oltre!

L’introito viena da Isaia, (XXX) col salmo 79, in cui si prega il Signore di rivelarsi finalmente innanzi alle fedeli tribù d’Israele.

   È il salmo delle “Apparizioni”, che la Chiesaripete assai spesso durante il ciclo natalizio, perché esprime il desiderio supremo dei Patriarchi e dei giusti, onde la “Potenza dell’Altissimo” venga a redimere l’umanità, e a dissipare l’impero di Satana, il forte armato che custodisce gelosamente la sua preda.

   La colletta si ispira al famoso grido del grande Battista: Preparate le vie al Signore. E noi preghiamo Dio che ce ne infonda la grazia nei cuori. Questa preparazione consiste nello spirito di contrizione che purifica l’anima, e nel sincero proposito di ubbidire ai divini precetti.

   Nella lezione san Paolo (Rom. XV, 4-13) delinea a larghi tratti la missione del Redentore, che è quella d’atterrare il muro di divisione tra la progenie carnale d’Abramo e il resto dell’umanità, per formarne una sola famiglia,la Chiesa. Gesù è bensì il vago fiore che sboccia sullo stelo di Iesse, giusta la promessa fatta da Dio ai Patriarchi; ma nel tempo stesso è il monarca universale, nel cui nome debbono essere benedette le nazioni, secondo il patto già stretto con Abramo il quale è divenuto per la sua fede padre di tutti i credenti.

   Il responsorio graduale è tolto dal salmo 49, che a colori vivi ed efficaci descrive la parusia del Giudice divino, che viene nel mondo circondato dalle caterve dei suoi Santi, a rendere a ciascuno giusta le proprie azioni. Tra la prima apparizione di Gesù Bambino e la venuta finale del supremo Giudice dei vivi e dei morti, v’è un intimo nesso, chela Chiesanon manca di farci rilevare. È l’inizio e la consumazione dell’êra messianica

   Il verso alleluiatico deriva dal salmo 121, e con delicata allusione alla Sancta Hierusalem ove si celebra oggila Stazione, esprime la gioia dell’anima all’annunzio del suo non lontano ritorno alla Gerusalemme celeste.

   Giovanni è l’angelo che precede la venuta dell’Uomo Dio; onde oggi, tenendosi più conto dell’ordine logico che del nesso cronologico degli avvenimenti, nel Vangelo (Math., XI, 2-10) ci si descrive il santo Precursore che rimanda a Gesù i propri discepoli, perché dal suo stesso labbro apprendano l’annunzio evangelico. Gesù meglio che a parole, dimostra la sua missione messianica con le opere, ed appellando ai miracoli, insegna che il più grande tra tutti i prodigi che ne attestano la divinità si è quello della conversione del mondo, non ostante lo scandalo della Croce. Fu quivi infatti che ne trovarono intoppo gl’Israeliti, mentre i Gentili al contrario conseguirono la beatitudine, adorando appunto la divinità di Colui che pendeva dal patibolo.

   L’offertorio è tolto dal salmo 84, che è spiccatamente messianico. Dopo lunghi d’indignazione, Dio inaugura finalmente l’êra di grazia, e mite riguarda il suo popolo. Questo spera e prega, affinché presto Iahvè riveli al mondo la sua Misericordia, che è appunto Gesù «Salvatore».

   La Redenzione, la «Χάρις», che è lo spirito del Testamento Nuovo, è dovuta non ai meriti, ma è un puro dono della bontà di Dio. Nella colletta sulle oblate riconosciamo perciò questa nostra insufficienza, e come motivo onde implorare la grazia, invochiamo la nostra povertà e miseria.

   L’antifona per la Comunione deriva da Baruch (iv e v), che sotto il simbolo della Hierusalem stazionale, oggi invita l’anima a prepararsi alle future gioie che le prepara il Signore per Natale.

   La grazia eucaristica che imploriamo nella colletta si è, che il pane e il vino, memoriale della morte del Signore, uccida in noi i germi viziosi e ci nutra celeste.

   Nel medio evo la veneranda basilica Sessoriana era chiamata senz’altro: Sancta Hierusalem; onde si spiegano le graziose allusioni a questo titolo che ricorrono oggi nella liturgia.

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