da: Card. A. I. SCHUSTER, OSB, Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul messale romano, IV, Torino-Roma, Marietti, 1930, pp. 145-146.

Sebbene il sacramento del battesimo sia affatto distinto da quello della cresima, pure questa si chiama Confirmatio, in quanto la discesa dello Spirito Santo nell’anima del fedele integra l’opera della sua rigenerazione soprannaturale. Mediante il carattere sacramentale si conferisce al neofito una più perfetta rassomiglianza a Gesù Cristo, imprimendo l’ultimo suggello o ratifica alla sua unione col divin Redentore. La parola confirmatio era usata in Spagna anche ad indicare la prece invocatoria dello Spirito Santo nella messa Confirmatio Sacramenti ; onde l’analogia che corre tra l’epiclesi – che nella Messa impetra dal Paraclito la pienezza dei suoi doni su quanti si appressano alla santa Comunione – e la Confermazione – che gli antichi amministravano immediatamente dopo il battesimo – illustra molto bene il significato teologico assai profondo che si cela sotto questa parola Confirmatio data al sacramento della Cresima. Il nesso che unisce i due sacramenti rende perciò ragione del motivo per cui le antiche liturgie, e la romana in particolare, sin dal tempo di Tertulliano abbiano riservata alla loro solenne amministrazione le vigilie notturne di Pasqua e della Pentecoste.

     Questa notte in antico il sacro rito si svolgeva in Laterano, precisamente come nella vigilia pasquale; nel secolo XII tuttavia, quando già la cerimonia soleva anticiparsi nel pomeriggio del sabato, in sul volgere al tramonto il Papa si recava a celebrare i vesperi e i mattutini solenni a San Pietro.

     Nelle messe private si omettono le lezioni, la litania, ecc., e si recita l’introito come il mercoledì dopo la IV domenica di Quaresima, in occasione dei grandi scrutinii battesimali. Il testo è di Ezechiele dove chiaramente si annuncia il battesimo cristiano e l’effusione dello Spirito Santo sui credenti. Letteralmente il vaticinio riguarda la futura sorte d’Israele, destinato anch’esso ad entrare a parte del regno messianico: ubi intraverit plenitudo gentium tunc lsrael salvus fiet, ma può anche applicarsi a ciascun’anima credente, a quella cioè che l’Apostolo, a distinguerla dall’Israele secondo la carne, chiama lsrael Dei.

     Come l’effusione dello Spirito Santo è l’atto supremo d’amore di Dio verso gli uomini, così l’allontanamento supremo e definitivo dell’anima da Dio viene specialmente chiamato peccato contro lo Spirito Santo. Il divin Paraclito è quello che determina in noi lo svolgimento della nostra vita soprannaturale, giusta il divino esemplare Gesù; ogni volta adunque che si arresta questo sviluppo si resiste allo Spirito Santo, onde l’Apostolo ammoniva in questo senso i primitivi fedeli a non contristare il divino Spirito che abita nell’anima, anzi ne è la vita stessa soprannaturale.

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