FRANCESCO TOLLOI, La messa pontificale, caratteri e peculiarità. (continua)

L’ASSISTENZA PONTIFICALE.

   Se la celebrazione pontificale da parte del vescovo è caratteristica delle solennità, in altre occasioni egli interviene assistendo alla messa solenne celebrata da altri – assiso al trono – rivestito del piviale e della mitria e impugnando il pastorale. Il pontefice è attorniato dai diaconi e dal sacerdote assistente rivestiti dei loro abiti e insegne corali, ai piedi del trono si collocano – come alla messa pontificale – i chierici portainsegne che in queste occasioni non indossano il piviale. I canonici non indossano i paramenti ma solo il loro abito corale, essi si dispongono in circolo ai piedi del trono durante la vestizione, al Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei; chi fa detti circoli deve essere canonico e tale prerogativa spetta solo all’ordinario del luogo.

I canonici in circolo presso il vescovo al trono.

   In siffatte circostanze il vescovo fa ingresso alla chiesa come sopra descritto, si veste dei sacri paramenti al trono, si reca con mitria e pastorale all’altare, fatta la dovuta reverenza li depone40. Fa la confessione ai piedi dell’altare stando il celebrante – che gli risponde – alla sua sinistra. Dopo l’Indulgentiam si avvicinano i suoi diaconi assistenti in abito canonicale e rispondono a quanto segue; anziché salire l’altare, congedandosi da esso, riceve mitria e pastorale e si reca al trono benedicendo gli astanti, ivi, consegnato il pastorale, siede impone e benedice l’incenso. Il celebrante compie l’incensazione come avviene normalmente alle messe solenni, riceve l’incensazione dal diacono (duplici ductu); il turiferario porta il turibolo al sacerdote assistente che – ai piedi del trono – turifica  il vescovo triplici ductu.

  Una volta ricevuta l’incensazione il vescovo siede per il tempo di deporre la mitria; stando in piedi legge l’introito del giorno – nello stesso momento in cui lo fa il celebrante all’altare – dal messale recato da un chierico e rischiarato dalla candela della palmatoria sorretta da un altro chierico. Il Kyrie e il Gloria vengono recitati contemporaneamente al celebrante dal vescovo con i suoi assistenti e dai canonici in circolo; quando essi si allontanano dal trono vengono benedetti dal vescovo il quale sedutosi è coperto dalla mitria aurifregiata.

   Stando sempre al trono benedice il suddiacono ed il diacono rispettivamente dopo la proclamazione dell’epistola e prima del canto del vangelo (le modalità sono analoghe a quelle della messa pontificale). Dopo l’omelia può esserci la benedizione indulgenziata (come alla messa pontificale al trono)41.

   Il momento del Credo ha uno svolgimento in tutto simile a quello del Gloria. Cessato il canto del simbolo – cantato dal celebrante Dóminus vobíscum e Orémus – il vescovo legge contemporaneamente l’offertorio del giorno, il suddiacono, stando all’altare presso il celebrante, mostra l’ampolla dell’acqua che viene benedetta dal vescovo prima di essere infusa nel calice. Spetta al vescovo imporre e benedire l’incenso. Come all’introito sarà incensato dal presbyter assistens dopo che il diacono avrà incensato il celebrante.

  Durante il prefazio il vescovo sta in piedi al trono, recita, contemporaneamente al celebrante il Sanctus assieme ai suoi assistenti e ai canonici disposti in circolo; nel congedarli, come detto prima, li benedice. Con la mitria e il pastorale procede verso il mezzo del presbiterio ove è posto un faldistorio. Consegnato il pastorale resta a capo scoperto e in ginocchio assiste all’elevazione. Durante l’elevazione, il suddiacono, reggendo la patena col velo omerale si trova in plano: per non dare le spalle al vescovo che si trova inginocchiato innanzi al faldistorio si scosta leggermente verso verso il lato dell’epistola stando voltato verso quello del vangelo.

   Terminata l’elevazione il vescovo si leva, compie la genuflessione e riassume mitria e pastorale per spostarsi nuovamente verso il trono, ivi rimarrà in piedi rivolto verso l’altare.

   All’Agnus Dei si appressano a lui nuovamente i canonici per fare il circolo e recitare assieme questa parte. Il sacerdote assistente va all’altare e si comporta sostanzialmente come il diacono alla messa solenne, ovverosia si pone in ginocchio alla destra del celebrante mentre dice l’orazione Dómine Jesu Christe, qui dixísti e – baciato l’altare assieme al celebrante – riceve la pace che porta immediatamente al trono al vescovo il quale la trasmette ai diaconi assistenti, il prete assistente dà la pace al suddiacono che la darà ai presenti in coro e quindi al diacono e al cerimoniere.

   Se vi è la distribuzione della comunione dopo il Confiteor pronunzia il Misereátur e l’Indulgéntiam42. Il vescovo durante la comunione sta al trono in ginocchio oppure, giusta la consuetudine, solo quando il celebrante scende a dispensarla.

   Alla fine della messa spetta al vescovo impartire la benedizione stando al trono con la mitria in capo e il pastorale in mano (a meno che non sia arcivescovo o goda di un personale privilegio) quindi  il celebrante legge l’indulgenza concessa.

   In occasione di feste meno solenni il vescovo presta la sua assistenza con la cappa ministrato comunque dal presbyter assistens e dai diaconi assistenti43.

Assistenza in cappa, l'elevazione.

   In tali occasioni egli si copre della berretta che indossa da solo e gli viene consegnata dal primo dei diaconi assistenti. Riceve l’incensazione solamente all’offertorio; impartisce la benedizione con la berretta in capo (eccetto che sia arcivescovo o abbia il privilegio della croce.

   Il vescovo può altresì assistere in mozzetta prendendo posto nel primo stallo del coro. In questo caso riceve semplicemente l’incensazione all’offertorio triplici ductu dopo il celebrante, il diacono – prima di trasmettere la pace al suddiacono – la porta al vescovo. In questo caso al vescovo non spetta leggere nulla durante la celebrazione della messa e neppure impartire alcuna benedizione44.

   Se il celebrante della messa cui il vescovo assiste è a sua volta un vescovo non a lui soggetto  il Caeremoniale episcoporum reputa opportuno che l’ordinario presti assistenza astenendosi dal rivestirsi dei paramenti e quindi rivestendo solo la cappa45. Tutti  gli onori (es. i baci nella consegna degli oggetti) e le benedizioni spettano al celebrante. Fanno eccezione l’assoluzione , la concessione dell’indulgenza e la benedizione che hanno luogo dopo l’omelia che sono di stretta pertinenza dell’ordinario. Ne consegue che spetta al vescovo celebrante benedire l’incenso e l’acqua, ricevere il bacio della mano da parte del suddiacono dopo il canto dell’epistola, benedire il diacono per la proclamazione del vangelo, impartire la benedizione alla fine della messa.

   Il vescovo che assiste si astiene dal recitare le preghiere ai piedi dell’altare che invece alternerà stando al trono con i suoi assistenti, bacia il testo del vangelo dopo il canto dello stesso ma l’incensazione la riceve solo il vescovo celebrante46.

   Per completezza ricorderemo che il vescovo – trovandosi ad assistere ad una messa letta nel territorio della sua giurisdizione – riceve da baciare il testo del vangelo dopo la proclamazione dello stesso e riceve la pace con lo strumento47.

MESSA PRELATIZIA.

   Se il vescovo celebra la messa in canto, questa assume sempre la forma del pontificale. Quando non la canta, la messa letta del vescovo in alcune circostanze, è detta prelatizia48, si distingue anzitutto per la presenza di un certo numero di chierici, uno o due dei quali – denominati “cappellani”- assistono permanentemente il celebrante alla predella; dal Sanctus alle abluzioni l’assistente che sta alla sua destra, solo esso, se è sacerdote (o diacono) può indossare la stola49.

   Tale forma di celebrazione è praticata anche dal papa, dai cardinali e dai prelati inferiori. In tal caso in mezzo all’altare – ove il prelato celebra e prima ancora riveste i paramenti – in luogo delle cartegloria o tabelle, è disposto il canon missae ed accanto al messale viene collocata la bugia con la candela accesa.

Messa prelatizia.

   Alla messa prelatiza, che può essere accompagnata dal suono dell’organo o da cantici, non però dal canto dell’ordinario della messa, il prelato celebrante non indosserà la tunicella e la dalmatica sotto la pianeta e neppure le altre insegne; se è vescovo o cardinale il suo capo sarà coperto dallo zucchetto (eccetto dalla segreta alle abluzioni dopo la comunione),  non usa mitra né pastorale, neppure per incedere, predicare o benedire il popolo50 le uniche insegne pontificali sono l’anello e la croce pettorale, col suo cordone, indossata prima della stola e tenuta sotto la pianeta.

Messa prelatizia, l'elevazione.

   Durante l’elevazione vengono portati i ceri. Indosserà tutte insegne pontificali prima elencate solo ed esclusivamente se durante la messa letta vi è il conferimento degli ordini. Il vescovo – dopo le abluzioni – riceve la lavanda delle mani, dà la benedizione usando la consueta formula vescovile e tracciando i tre segni di croce.

MESSA PONTIFICALE AL FALDISTORIO.

   Non sempre, come si è anticipato, i vescovi – e come vedremo i cardinali –  possono pontificare al trono: in questo caso la messa in canto avviene sempre in forma pontificale ma con minore solennità e con alcuni tratti caratteristici.

   Il vescovo residenziale fuori del proprio territorio, oppure in diocesi alla presenza del metropolita o quando cede il trono a un cardinale, così il vescovo titolare, coadiutore, ausiliare – e oggi pensiamo anche emerito – i cardinali nell’Urbe (per i dettagli vedi sotto), i protonotari apostolici delle prime due classi celebrano pontificalmente al faldistorio: l’antica sella curulis. In questo caso il vescovo o il cardinale non può usare il pastorale51, è ministrato dal diacono e dal suddiacono della messa, e dal presbyter assistens in piviale. Il faldistorio trova la sua collocazione in plano al lato dell’epistola e talvolta è collocato su una predella. Il celebrante vi siede rivolto al popolo, mentre quando sta in piedi (per esempio quando deve cantare le orazioni), si rivolge all’altare.

   Anche per il pontificale al faldistorio il vescovo indossa tutti i paramenti e le insegne elencati per il pontificale al trono, li assume, però, al faldistorio stesso52. L’officiante non benedice chi lo incensa, chi gli somministra la lavanda delle mani e si astiene pure di benedire spostandosi e incedendo. L’unica insegna che in questo caso, di regola, non si adopera è il pastorale che – di norma – può portare solo il vescovo nel proprio territorio di giurisdizione, altrimenti per concessione dell’ordinario del luogo.

   Poiché, come si è detto, ormai al vescovo estraneo può essere concesso anche il trono, nella prassi si tende a mettere insieme l’uso (o il non uso) del pastorale con quello del trono stesso53.  La parte iniziale della messa, con le preghiere ai piedi dell’altare, è sostanzialemente uguale a quella della messa pontificale al trono. Il vescovo compiuta l’incensazione, prima di essere incensato egli stesso, riceve la mitria preziosa per mano del cerimoniere non essendovi diaconi assistenti ed avendo il diacono le mani occupate dal turibolo che ha appena ricevuto. Ricevuta l’incensazione, il vescovo – premesso un inchino alla croce – si reca per breviorem al faldistorio. Seduto su di esso trova innanzi a sè il suddiacono, il diacono e il prete assistente. Premessa la riverenza il diacono toglie la mitria al vescovo. Alzatosi, il presule, si volge in direzione dell’altare (guardando verso il cornu epistolae); tra faldistorio e gradini dell’altare si collocano i chierici che ministrano al libro e alla bugia, il vescovo legge l’introito e alterna il Kyrie avendo ai suoi lati, in posizione leggermente arretrata diacono e suddiacono. Il presbyter assistens dà le opportune indicazioni stando presso il messale alla destra del vescovo stesso.

   Se la prolissità del canto del Kyrie lo richiede il vescovo si può sedere, in tal caso riceve la mitria dal diacono e il gremiale da parte del suddiacono. I ministri, ossequiato il vescovo con un inchino profondo, si recano allo scanno che si suole usare per le messe solenni in cornu epistolae e seggono coprendosi il capo. All’intonazione del Gloria – una volta che il vescovo ha deposto con l’ausilio dei sacri ministri la mitria e il gremiale – diacono e suddiacono si pongono unus post alium, come alle “colonne” che vengono regolarmente fatte dagli stessi alla messa solenne. Il prete assistente regge il libro innanzi al vescovo avendo accanto a sè il ministro del libro e quello della palmatoria, intonato l’inno angelico consegna il libro al chierico54.

   Terminata la lettura del Gloria i sacri ministri si portano innanzi al vescovo, salutatolo assieme con inchino profondo, il diacono toglie la mitria e il suddiacono il gremiale, i due si pongono nuovamente in colonna e il presbyter assistens va a sostenere il libro (vedi quanto si è detto a tal proposito alla nota 54, altrimenti si mette a destra del vescovo). Levatosi in piedi, il presule, saluta gli astanti col Pax vobis, voltatosi verso l’altare canta la colletta (o le collette) prescritta rischiarato dalla candela che arde sulla palmatoria. Una volta messosi a sedere e coperto dalla mitria aurifregiata per mezzo del diacono, ascolta l’epistola proclamata dal suddiacono che sta innanzi a lui; il sacerdote assistente e il diacono vanno a sedere.

   Terminata l’epistola il suddiacono – premessa genuflessione all’altare – si porta innanzi al vescovo, bacia la sua mano ricevendo la benedizione, sostiene innanzi a lui il libro dal quale lo stesso leggerà l’epistola e ciò che segue nonché, segnatosi more solito, il vangelo55. Frattanto il diacono si reca a portare l’evangeliario sulla mensa dell’altare e si porta quindi alla destra del vescovo, ivi ministra l’infusione dell’incenso, torna all’altare e – recitato in ginocchio sul bordo della predella il Munda cor meum – va a chiedere la benedizione. Il vangelo viene proclamato come di consueto; il vescovo stando in piedi – una volta toltagli dal cerimoniere la mitria – ascolta il vangelo volgendosi in direzione del diacono. Compiuta la proclamazione del vangelo, il suddiacono porta a baciare l’inizio del testo al vescovo il quale è incensato dal diacono.

   Per il Credo lo svolgimento è analogo a quanto descritto per il Gloria. Letto l’offertorio le chiroteche vengono levate dal diacono e dal suddiacono. Il proseguimento della messa è identico a quello del pontificale al trono ma all’offertorio non vi è la pregustazione e, all’incensazione, è il cerimoniere a mettere e togliere la mitria al vescovo.

prosegui la lettura.

torna indietro.

  1. I. NABUCO, Ius pontificalium…, cit., p. 333 considera lodevole l’uso che il vescovo si pari nel “sacrario sive in secretario”. []
  2. Idem, p. 334. []
  3. Secondo il Messale nell’edizione del 1962 non ha luogo la recitazione del Confiteor avanti la comunione cfr. nota 31. []
  4. CE, II, IX, 4. []
  5. Qualora vi fosse uno speciale indulto in forza del quale  il vescovo, pur essendo vestito in mozzetta, presta assistenza al trono, si comporta come se assistesse al primo stallo del coro; cfr. I. NABUCO, Ius pontificalium, cit. p. 332. []
  6. Ibidem, al 7. []
  7. I. BOURGET, Ceremonial des évêques…cit., p. 63 riferisce di sviluppi piuttosto amplificati dell’assistenza in mozzetta. Sull’argomento della messa celebrata da un vescovo alla presenza di un superiore (es. cardinale o metropolita) rimandiamo a L. GROMIER, Commentaire…cit. p. 320-325 e anche I. NABUCO, Ius pontificalium…cit. p. 335 qui l’Autore reputa che anche un cardinale legato o un prelato superiore che dovesse assistere alla messa dell’ordinario del luogo si astiene dal prestare l’assistenza in piviale “obsequii causa”. Una descrizione che eccelle per dettagli e precisione della messa pontificale celebrata da un vescovo alla presenza dell’ordinario del luogo che siede al trono in cappa è quella di: MARTINUCCI-G.B.M. MENGHINI, Manuale sacrarum caeremoniarum…, cit., pars altera, I, pp. 233-252. []
  8. CE I, xxx, 1 e 2. []
  9. Le prescrizioni sono in CE I, xxix. []
  10. L. GROMIER, Commentaire … cit., p. 231, sostiene che l’ufficio di cappellani alla messa prelatizia del vescovo non sia di pertinenza dei canonici, così come ritiene inutile l’uso della stola nel corso del suo l’esercizio: il cappellano che sta a destra, se in sacris, copre e scopre il calice e estrae la pisside dal tabernacolo; ora per recare le sacre specie al trono alla messa pontificale papale il suddiacono apostolico non indossa in ragione del suo ufficio la stola. Che la stola non sia necessaria si evince anche da I. BOURGET, Ceremonial des évêques…cit., p. 287, ivi è riferito il fatto che il cardinale diacono primo assistente durante la cerimonia del Corpus Domini officiata dal sommo pontefice espone il Santissimo pur essendo senza stola. []
  11. Cfr. CE I, xxix, 11. Nulla impedisce – così L. GROMIER, Commentaire … cit., p. 236 – al vescovo che vorrà predicare di coprirsi il capo con la berretta; I. BOURGET, Cérémonial des évêques commenté…,cit., pp. 178 e s. riferisce la costumanza romana, attestata nelle solennità, di far indossare la mitria nell’incedere (quindi il celebrante assume e depone i paramenti in sacrestia), nel predicare, nel lavarsi le mani e nel benedire. Che tale costumanza – contraria alle prescrizioni del Caeremoniale episcoporum (I, xxix, 11)  e alle opinioni degli autori – sia da riprovarsi ce lo riferisce: SACRA CONGREGAZIONE DEI RITI, Decreto 20 giugno 1899 n. 4035, in Decreta Authentica…, cit., III, p. 366. []
  12. Si fa eccezione per le cerimonie che lo richiedono espressamente, ad esempio il conferimento degli ordini, cfr. CE, I, xvii, 5. Il pastorale va sempre portato con la parte curvata volta in avanti: cfr SACRA CONGREGAZIONE DEI RITI, Decreto 26 novembre 1919 n. 4535 in Decreta Authentica…, cit., VI, pp. 28 e ss. (in particolare al punto 3, p. 30). []
  13. L. GROMIER, Commentaire … cit., pp. 314-315, stigmatizza la tendenza a far somigliare il pontificale al faldistorio a quello al trono, ivi depreca l’uso di porre le mitrie sulla mensa come avviene nel secondo caso. []
  14. Qualora dovesse usare il pastorale per qualche funzione del Pontificale Romanum che lo prescrive (p. e. il conferimento degli ordini), lo porterà anche per il resto della messa. []
  15. L. GROMIER, Commentaire…, cit., p. 316, reputa che il presbyter assistens durante la messa pontificale al faldistorio non debba – per analogia con quanto fa ai vesperi pontificali al faldistorio – reggere il libro quando il vescovo canta e per tanto demanda tale compito sempre al chierico del libro. []
  16. Come già ricordato alla nota 26 secondo l’edizione del messale del 1962 la lettura privata delle pericopi scritturali è omessa. []

Comments are closed.