Francesco Tolloi, Canto del Martirologio nella viglia di NataleEssendoci l’obbligo di coro e laudabiliter extra Chorum, durante l’ora canonica di prima si legge quotidianamente, come è noto,  il martirologio, prima del verso Pretiósa1. La vigilia del Natale la proclamazione del martirologio assume tratti caratteristici particolarmente solenni annunziandosi, per il giorno a venire, la nascita del Cristo, essa è propria e caratteristica di tale giorno, neppure per motivo di maggiore solennità tale particolare cerimonia può essere spostata al giorno del Natale con l’uso dei paramenti bianchi2. La cerimonia si trova descritta da diversi autori, Léon Gromier3 ritiene che le fonti normative siano da rintracciarsi nel Martyrologium Romanum e nel Directorium Chori. Il Martyrologium – la cui paternità  è attribuibile al cardinale Cesare Baronio – dall’epoca tridentina in poi conobbe diverse edizioni; per quanto riguarda l’annuncio della vigilia nulla muta se non il tono delle sole parole ove si annunzia la natività: “Natívitas Dómini nostri Jesu Christi secúndum carnem” che – come vedremo – conobbero una revisione novecentesca. Dal momento che la frase è modulata sulla melodia del punctum del chronista del Cantus Passionis, le edizioni successive alla restaurazione e pubblicazione di questa avvenuta nel 19184, la adottano (siamo nella fase attuativa della riforma generale del canto gregoriano voluta da san Pio X, l’edizione che usiamo, cfr. nota 1, rispecchia tale criterio). Il Directorium Chori5 è un libro di produzione tardo cinquecentesca che fu compilato da un allievo del Princeps Musicæ Giovanni Pierluigi da Palestrina: Giovanni Domenico Guidetti. Questi, bolognese di nascita, si era trasferito a Roma una volta ordinato sacerdote  ove divenne cantore e quindi beneficiato della Basilica Vaticana. Egli, da conoscitore degli usi e dei manoscritti, si curò di raccogliere un volume utile  per le diverse ufficiature riportando le intonazioni per l’ebdomadario, i beneficiati e i cappellani cantori come illustra nella sua dedica, della seconda edizione riveduta6, al cardinale arciprete di allora Evangelista Paleotta, l’opera del Guidetti ebbe la sua importanza sulle sorti successive del gregoriano per la riduzione delle raffigurazioni musicali a vantaggio della interpretazione ritmica di gusto mensuralistico tipica di quell’epoca; sempre allo stesso Guidetti si deve la compilazione del Cantus Passionis in uso fino all’inizio del Novecento.7 Con la riforma della musica sacra il Directorium Chori non conobbe la restaurazione, sicché le ultime edizioni vennero stampate dall’editore Pustet di Ratisbona8; esso resta sicuramente valido e utile per le indicazioni cerimoniali9. La melodia del canto del Martyrologium è assai semplice ed è la stessa con la quale vengono proclamate le lezioni al mattutino: la corda di recita (do) viene abbassata di una quinta al punctum10. Nello stesso modo si proclama anche la vigilia di Natale ma alle parole “In Béthlehem Judæ náscitur ex María Vírgine factus Homo”, la corda di recita viene portata  dal do al fa, chiudendo l’ultima sillaba sul si bemolle. Ivi la rubrica dice che le ultime parole, come prima si diceva, vengono cantate sul tono del canto della Passio. Dal punto di vista cerimoniale la funzione della vigilia ha una solennità inusuale per un’”appendice” di un’ora minore quale appunto è prima. Al momento opportuno entra in coro un sacerdote parato di piviale violaceo11 che porta innanzi al petto il Martyrologium Romanum, egli è accompagnato da due chierici che reggono i lembi del piviale stesso. Egli potrà, nelle chiese cattedrali e collegiate, essere un canonico o un beneficiato, juxta ecclesiarum consuetudinem12. Lo precedono due accoliti che recano i candelieri con i ceri accesi e il turiferario. Giunto in coro, salutati gli ecclesiastici, pone il libro su un leggio coperto di un panno viola messo nel mezzo, impone l’incenso, benedicendolo con la consueta formula Ab illo benedicáris, e turifica il testo13, inizia la proclamazione stando in piedi tutti coloro i quali stanno in choro. Giungendo alle parole “In Béthlehem Judæ” tutti, eccetto il sacerdote che lo proclama e gli accoliti14, genuflettono per levarsi alle parole “secúndum carnem”, a questo punto genuflette anche il sacerdote cantore. Il sacerdote, con quanti l’anno accompagnato, salutato il coro e l’altare ritornano alla sagrestia. La parte restante della lezione è proclamata da un lettore stando tutti seduti15. Mario Righetti ricorda che durante questo “annunzio ufficiale” del Natale, stando a un Ordinario della chiesa di Chartres, i corali si prostravano per un lungo tempo recitando privatamente salmi e orazioni e si erigevano al segnale dell’abate o del priore16, tale prostrazione è attestata ancora nel XVIII° secolo a Rouen, segnatamente nella chiesa di Saint Lô, officiata da canonici regolari17. Nella basilica di S. Pietro vi era consuetudine di far proclamare l’annuncio a un canonico, la prosecuzione della lezione spettava a un beneficiato18. Presso i francescani l’annunzio, giusta la consuetudine, poteva esser fatta anche da un diacono purché sia “in canendi arte peritissimo”19 proprio dai discepoli del Serafico Padre trascriviamo più sotto una melodia particolarmente ornata per tale occasione. Sarebbe interessante, ampliando gli ambiti della ricerca, trovare altri toni di questa proclamazione. Abbiamo provato a sondare l’ambito monastico benedettino: ad esempio P. Beatus Reiser o.s.b., del collegio Anselmianum nell’Urbe redasse una antologia particolarmente corposa di toni di lezioni ecc. in uso presso i benedettini ma per l’occasione riporta per esteso il tono caratteristico del Martyrologium Romanum20. Solo una seconda edizione dell’opera acquisisce tale tono classificandolo come “modus solemnior ad libitum”21. Presso i cassinesi, che pur serbavano una melodia peculiare da riservarsi al martirologio, alle lezioni brevi e alla proclamazione della regola22, per l’annunzio natalizio rimandano al tono “secundum more Romanæ Ecclesiæ”23.

Del testo dell’annunzio natalizio sarà interessante avere qui a disposizione la traduzione italiana: «Nell’anno cinquemilacentonovantanove dalla creazione del mondo, quando nel principio Iddio creò il cielo e la terra; dal diluvio, l’anno duemilanovecentocinquantasette; dalla nascita di Abrámo, l’anno duemilaquindici; da Mosè e dalla uscita del popolo d’Israele dall’Egítto, l’anno millecinquecentodieci; dalla consacrazione del Re David, l’anno milletrentadue; nella Settimana sessantesimaquinta, secondo la profezia di Daniéle; nell’Olimpíade centesimanovantesimaquarta; l’anno settecentocinquantadue dalla fondazione di Roma; l’anno quarantesimosecondo dell’Impero di Ottaviáno Augústo, stando tutto il mondo in pace, nella sesta età del mondo, Gesù Cristo, eterno Dio e Figlio dell’eterno Padre, volendo santificare il mondo colla sua piissima venuta, concepito di Spirito, e decorsi nove mesi dopo la sua concezione (Qui tutti genuflettono), in Betlémme di Giuda nacque da María Vergine fatto uomo. Natività di nostro Signore Gesù Cristo secondo la carne (Qui tutti si alzano).»24. Il benedettino Gueranger fa notare che in questa occasione la Chiesa adotta la cronologia dal testo dei Settanta e non quello della Vulgata che vorrebbe la nascita del Redentore collocata quattromila anni dopo la creazione25

TONO DEL MARTIROLOGIO.

Martirologio, tono classico (A)Hic vox elevatur, & omnes genua flectunt :

Martirologio, tono classico (B)Hic autem in priori voce dicitur, & in tono passionis :

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Tono della parte finale prima della restaurazione del gregoriano.

Nativitas, prima della restaurazione del gregoriano.TONO ORNATO DEL MARTIROLOGIO DI TRADIZIONE FRANCESCANA

tono ornato del martirologio atono ornato del martirologio b

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  1. Cfr.: Rubricæ Martyrologii Romanii, in Martyrologium Romanum, Quarta post typicam editio, Romæ, Typis Polyglottis Vaticanis, 1956. []
  2. cfr .: Sacra Congregazione dei Riti Decreto 22 gennaio 1707, n. 2176 (Decreta Authentica Congregationis Sacrorum Rituum, vol. II, Romæ, Propaganda Fide, 1908, p. 4. []
  3. L. GROMIER, Commentaire du Cæremoniale episcoporum, Paris, La Colombe, 1959, p. 349. []
  4. Cantus Passionis Domini Nostri Jesu Christi, Romæ, Typis Polyglottis Vaticanis, 1918. []
  5.  G. GUIDETTI, Directorium Chori ad usum Sacrosanctæ Basilicæ Vaticanæ, et aliarum Cathedralium, et Collegiatarum Ecclesiarum, Romæ, Apud Robertum Granjon, 1582. []
  6. G. GUIDETTI, Directorium Chori ad usum omnium Ecclesiarum, tam Cathedralium, quam Collegiatarum secundum in lucem editum,, Romæ apud Franciscum Coattinum, 1589. []
  7. M.C. CALABRÒ, Guidetti Giovanni Domenico, in Dizionario biografico degli  italiani, LXI, Roma, Istituto dell’enciclopedia italiana,  2004, pp. 192-193. []
  8. Ad esempio: Directorium chori, Ratisbonae-Neo Eboraci-Cincinnatii, Pustet, 1875. []
  9. L. GROMIER, Commentaire, cit., p. 349. []
  10. La melodia si trova diffusamente descritta e notata in: Antiphonale Sacrosantæ Romanæ Ecclesiæ pro Diurnis Horis, Romæ, Typis Polyglottis Vaticanis, 1912, pp. 30*-33*. []
  11. Qualora viga la consuetudine è tollerato che  il sacerdote cantore indossi anche la stola sotto il piviale, cfr .: Sacra Congregazione dei Riti Decreto 12 novembre 1831, n. 2684 (Decreta Authentica Congregationis Sacrorum Rituum, vol. II, Romæ, Propaganda Fide, 1908, p. 240. []
  12. A. MORETTI, Cæremoniale juxta Ritum Romanum, Taurini, Marietti, 1938, vol. III, pp. 4-5. []
  13. Presso i carmelitani scalzi è attestato l’uso di incensare il libro una volta annuziate le calende e la luna, cfr: Ordinarium seu Cæremoniale Fratrum Excalceatorum Ordinis Beatissimæ Virginis Mariæ de Monte Carmelo, Romæ, ex Typographia Pontificia in Instituto Pii IX, 1910, p. 8. []
  14. Secondo L. GROMIER, Commentaire, cit. p. 349 anche gli assistenti del sacerdote cantore rimangono in piedi, riteniamo per il motivo che reggono le estremità del piviale. []
  15. Tra i diversi autori di manuali di sacre cerimonie che hanno descritto la funzione si distingue per dovizie di particolari e per il dichiarato intento di riferire gli usi delle basiliche patriarcali e delle altre basiliche dell’Urbe: P. MARTINUCCI-G.B. MENGHINI, Manuale Sacrarum Cæremoniarum, editio tertia, Ratisbonæ-Romæ-Neo Eboraci, Pustet, 1912, vol. II, pp. 148-149. []
  16. M. RIGHETTI, Manuale di storia liturgica, Milano, Ancora, 1955, vol. II, p. 51. []
  17. S. DE MOLÉON, Voyages Liturgiques de France, Paris, Florentin Delaulne, 1718, p. 393. []
  18. I. BOURGET, Cérémonial des évêques, Paris, Lecoffre, 1856, p.308. []
  19. Cantorinus ad usum Chori, Tornacii, Desclée, 1907, p. 76. La melodia, qui arricchita dai segni dell’interpretazione ritmica solesmense, si ritrova anche in Antiphonale Romano-Seraphicum, Tornacii, Desclée, 1928 p. [183]-[186]. Ivi pure viene ribadita la possibilità data al diacono di cantare il martirologio in tale occasione. []
  20. B. REISER, Laudes Festivæ, Romæ, Typis Polyglottis Vaticanis, 1932, pp.1-3. []
  21. B. REISER, Laudes Festivæ, editio secunda, Romæ, Typis Polyglottis Vaticanis, 1932, pp. 3-6. []
  22. Cantus Monastici Formula, Tornaci, Desclée, 1889, p. 24. []
  23. Cantus Monastici Formula, cit., p. 25. []
  24. Martirologio Romano, Quarta edizione italiana, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1955, p. 333. []
  25. P. GUERANGER, L’Année liturgique. L’Avent, 20. ed., Tours, Mame, 1920, p. 598 nt. 1. Relativamente alla questione della cronologia del Martyrologium Romanum si veda la critica di: G.M. PERRELLA, De emendando Martyrologio Romanum Votum, in «Ephemerides Liturgicæ», LV (1941), pp. 150-154. []

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