Rosario 2011immagine rosarioVenerdì 7 ottobre 2011, festa del Sacratissimo Rosario della Beata Vergine Maria e anniversario della vittoria di Lepanto, presso la chiesa parrocchiale veneziana di S. Salvador, a cura del Collegio Liturgico dell’Apparizione di San Marco Evangelista, è stata cantata una santa Messa secondo il rito romano antico, il sacro rito è stato officiato da Padre Roseto M. Saccà dell’Ordine dei Servi di Maria.

   Durante la liturgia sono stati eseguiti il Proprium della festa e l’Ordinarium tratto dal Kyriale IX, “Cum jubilo” alternato ai versetti organistici di Anonimo (Spagna, XVII sec.) Missa de Nuestra Señora e brani di Andrea Gabrieli, Girolamo Frescobaldi, Marco Antonio Cavazzoni, Louis Couperin e Antonio Romanini.

Altare preparato per la Messa

Epistola e OmeliaOffertorioElevazione dell'OstiaElevazione del CalicebarraIl Collegio Liturgico dell’Apparizione di San Marco Evangelista ricorda che un tempo a Venezia in tale giornata si faceva memoria di Santa Giustina, sicché, il 7 ottobre di ogni anno (a partire dal 1572), la chiesa di Santa Giustina era meta di una delle ‘andate’ annuali del doge indetta come ringraziamento per la vittoria di Lepanto. Il principe vi si recava la mattina, assieme alle più alte cariche dello Stato, per assistere alla messa che veniva celebrata da uno dei canonici ducali «con solennità molto grande di canti, e di suoni, fatti dai musici di San Marco, e con frequenza ammirabile di popolo»1. Secondo la tradizione, la chiesa di Santa Giustina fu tra le otto chiese veneziane fondate da San Magno (VII secolo) per rivelazione celeste; i documenti, tuttavia, ne parlano solo a partire dal 1106. Essa fin dalle origini fu parrocchiale e, dal XIII secolo, collegiata; nel 1429 fu assegnata ai Canonici Regolari del Santissimo Salvatore dell’Ordine di Santa Brigida che vi rimasero solo pochi anni; nel 1450, infine, subentrò una comunità di monache agostiniane. In quell’occasione il complesso subì un generale restauro e assunse l’aspetto ritratto nella veduta di Jacopo de’ Barbari: la chiesa aveva un impianto a navata unica, cappella maggiore absidata e sei finestre ogivali lungo il lato destro; le prime due, in particolare, avevano un’altezza dimezzata a causa del coro pensile che occupava la parete di controfacciata e si prolungava per circa un terzo dell’aula.2

Santa Giustina (part. de'Barbari).   Tra il 1599 e il 1600 l’edificio subì importanti lavori di restauro, di cui ci lascia una descrizione Giovanni Stringa (1604): «La chiesa poscia conquassata per l’antichità sua, si finì l’anno 1500 […]. Ma già poco dopo l’anno 1599 suor Perpetua Pasqualigo priora, […] ha tanto operato, che ridotta a perfetto fine l’anno 1600 […] e riformata del tutto, si trova al presente in tale stato, che non cede di bellezza, e di vaghezza a qualunque altra si sia, tanto è ben’intesa e accomodata. […] Ha questa chiesa oltre il predetto [altare maggiore] altri quattro altari: il primo a man dritta dell’Annunciata e di mano del Peranda; il secondo di S. Agostino […]: il primo a man manca e un Crocifisso; e il secondo è di Santa Brigida, e tutti sono nuovi, e in bella forma ridotti, coi suoi reliquiarij messi ad oro in vaga maniera. Nel mezzo giace l’organo a man diritta; e dirimpetto a quello vi è il pergamo; e sotto il pergamo vi è il luogo del battisterio»3. In seguito alla chiusura della chiesa e del monastero dovuta alle soppressioni napoleoniche (1806) molti preziosi arredi furono dispersi e l’edificio, diviso in piani, fu ridotto ad uso civile.

  1. F. SANSOVINO, Venetia citta nobilissima et singolare, […] con aggiunta di tutte le cose notabili della stessa città, fatte, & occorse dall’anno 1580. fino al presente 1663. da D. Giustiniano Martinioni, in Venetia, appresso Stefano Curti, 1663, p. 514  []
  2. F. CORNER, Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia e Torcello, Padova, Tipografia del Seminario appresso Giovanni Manfrè, 1758, pp. 35-38. []
  3. F. SANSOVINO, Venetia città nobilissima et singolare descritta già in XIIII libri da M. Francesco Sansovino: et hora con molta diligenza corretta, emendata e più d’un terzo di cose ampliata dal M. R. D. Giovanni Stringa, Venezia, presso Altobello Salicato, 1604, p. 130r  []

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